Storia di Cleulis

 Cleulis (dal latino clivus, colle) è un paesino di circa quattrocento abitanti, posto a 900 metri, nel comune di Paluzza. Il toponimo compare già in un documento notarile del 1342 in cui si parla di certo Pantalone “de villa Clevullis “. La località, adagiata sulle pendici del monte Zoufplan, è composta da 5 borgate (Cleulis, Placcis, Laipacco, Aip e Gleria), circondata dalla fascia verde della faggeta del Bosc Bandît, col fiume Bût ai suoi piedi e sullo sfondo il Pizzo Timau, offre una piacevole vista al visitatore che vi giunge.

cleulis-dal-rivat2[1]

La popolazione, sospesa fra tradizione e modernità, cerca di mantenere intatte le tradizioni, gli usi e i costumi di un  tempo. La lingua usata è quella friulana e la maggior parte delle manifestazioni che si svolgono lungo il corso dell’anno conservano un sapore tipicamente nordico, normale in un paesino sul confine come questo. Un esempio ne sono le festività del santo patrono, l’inglese Sant’Osvaldo,

osvaldo[1]  
o il lancio di dischi infuocati il giorno di San Giuseppe (las cidulinas) che rievoca antiche cerimonie al dio celtico Beleno. E’ una storia, quella di Cleulis, funestata da grandi tragedie naturali e belliche. Nell’inverno del 1836 una valanga staccatasi dal monte sovrastante provocò 11 vittime e 52 famiglie rimasero senza tetto; ne 1874 un violento incendio distrusse quasi completamente l’abitato, tanto che venne lanciato un appello a livello nazionale, a cui lo stesso papa Pio IX rispose inviando L. 1.000. Il paese risorse lentamente, fino all’avvento della prima guerra mondiale, dove negli anni a cavallo tra il 1914-15 e, successivamente nel 1918, la popolazione venne sgomberata, data la pericolosa vicinanza del fronte. In questi tristi frangenti, da lodare e mai da dimenticare che molte delle portatrici carniche erano Cleuliane. Offrirono il loro eroico e indispensabile sostegno ai combattenti al fronte, trasportando in trincea vettovagliamenti e munizioni, contribuendo alla tenuta del fronte.
 
portatrici%20carniche[1]
 
Nell’ultima guerra, dopo aver ospitato l’armata cosacca, Cleulis subì la perdita di 4 compaesani nell’efferato eccidio di malga Promosio (21/22 luglio 1944).
 
300px-Pramosio-Casera[1]
 
Oggi una località tranquilla in cui l’emigrazione all’estero, molto intensa in tempi passati, si è quasi totalmente arrestata. Ne rimane traccia nei molti emigranti che ogni anno durante la stagione estiva rientrano in paese e nelle comunità estere (in Brasile si contano oltre 2000 discendenti). Dal punto di vista artistico la chiesa di Sant’Osvaldo Re ospita la pregevole pala dell’altar maggiore, databile al XVIII secolo e rappresentante la Madonna fra i santi Osvaldo, Emidio e Simone. Per gli amanti della musica segnaliamo che Cleulis ha dato i natali ad uno dei più apprezzati suonatori di fisarmonica friulani: Amato Matiz detto Pakai, i cui strumenti e ricordi sono conservati in un piccolo spazio dedicato dalla moglie Zosette e visitabile in località Moscardo. 
 
scansione0001
 
Interessanti manifestazioni sono: la sagra dai CJALSONS (ravioli ripieni immersi in burro fuso e ricotta affumicata) ai primi di agosto, il lancio DAS CIDULAS nei giorni di San Giuseppe e il primo giorno dell’anno il canto dei coscritti. Dal punto di vista paesaggistico, ricordiamo, inoltre, due località le cui antiche casere sono state riattate e adibite ad agriturismo: Malga Lavareit (1.470 m.) e Malga Pramosio (1.521 m.) comodamente raggiungibile a piedi o in macchina partendo dal paese. Per coloro che invece volessero ripercorrere gli antichi sentieri dei “cramârs” (i venditori ambulanti che si recavano all’estero con le loro mercanzie) una passeggiata molto suggestiva è quella che da Cleulis porta al maso di Ramazzaso, immerso in una verde radura in mezzo al bosco.
Annunci

One Response to Storia di Cleulis

  1. […] Qui spiegano bene l’anima del paese. […]

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: